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Le filosofie fondamentali dei cinque guru
della Qualità
Parte II
Joseph Juran
Il dottor Juran fu premiato con l'Ordine del Tesoro Sacro dall'Imperatore
Hiro Hito "per lo sviluppo del controllo della qualità
in Giappone e per aver promosso l'amicizia tra USA e Giappone".
Questo premio è il più alto onore che il Giappone
possa conferire a uno straniero.
Per molti versi, il messaggio di Juran è parallelo a quello
di Deming.
Anche lui sostiene che il top-management ha l'obbligo di innalzare
i comuni livelli di qualità.
Il top-management non può, a suo dire, scaricare le responsabilità
sulle spalle dei subordinati.
Come Deming, Juran disdegna le esortazioni e gli sforzi effimeri
dei consulenti che sono stati assunti in maniera indiscriminata.
Egli distingue tra "comandare" e "comandare col consenso"
ed avverte che i senior manager devono fare molto di più
di quanto non stiano facendo oggi se desiderano che le loro organizzazioni
di prodotti e servizi raggiungano standards di qualità mondiale.
L'Organizzazione Internazionale della Standardizzazione ha elencato
i seguenti requisiti per i prodotti o i servizi delle organizzazioni
di successo:
Soddisfare un bisogno, un servizio od uno scopo ben definiti.
Soddisfare
le attese dei clienti.
Conformarsi
agli standards ed alle caratteristiche applicabili.
Conformarsi
ai requisiti statutari (ed altri) della società.
Essere
disponibili a prezzi competitivi.
Essere
offerti ad un costo che permetta la creazione di reddito.
10 PUNTI PER ATTUARE I MIGLIORAMENTI DI QUALITA'
Juran elenca 10 punti per attuare i miglioramenti
di qualità:
- Costruire consapevolezza circa la necessità
e l'opportunità di ricorrere al miglioramento.
- Predisporre gli obiettivi del miglioramento.
- Organizzarsi in modo tale da raggiungere gli obiettivi;
(determinare un consiglio di qualità, identificare i problemi,
selezionare progetti, designare gruppi, scegliere i facilitators).
- Fornire addestramento.
- Attuare progetti per risolvere i problemi.
- Riferire i progressi.
- Attribuire i riconoscimenti.
- Comunicare i risultati.
- Segnare il punteggio.
- Mantenere l'impulso attraverso
un tracciato dei miglioramenti annuali dei sistemi e dei processi
regolari della società.
Juran ci incoraggia poi a pensare alla qualità
a due livelli: "adeguatezza all'uso" e "conformità
alle caratteristiche".
Un dato prodotto potrebbe soddisfare tutte le caratteristiche che
il produttore ha stabilito ma non essere adeguato all'uso. Juran
fa anche notare che la qualità può costare sia di
più sia di meno:
di più se siamo disposti a pagare la qualità
di una Cadillac rispetto alla qualità di una Hyundai;
di meno se stiamo utilizzando metodi di qualità per ridurre
sprechi all'interno delle nostre organizzazioni.
Juran afferma che un manager che sia seriamente intenzionato al
conseguimento della qualità a livello mondiale dovrebbe agire
così:
Sottoporsi
ad addestramenti su come concepire la qualità, come pianificarla
e come misurarne i miglioramenti.
Assumere
un ruolo permanente di guida nella creazione del programma di miglioramento
della qualità.
Apportare
i necessari cambiamenti organizzativi in modo da far incontrare
queste politiche e gli obiettivi.
(La tradizionale sequenza dello sviluppo del prodotto deve essere
sostituita dagli sforzi intra-funzionali.)
Riesaminare
e premiare le prestazioni.
Il passaggio di predisposizione mentale, dalla competizione
alla cooperazione, può risultare molto arduo per alcuni manager.
Altri potrebbero garantire al "nuovo assetto" fedeltà
a parole ma niente di più. Si spera che voi, comunque, diveniate
uno strumento di cambiamento positivo per la vostra organizzazione.
La vostra volontà di guardare, in una nuova prospettiva,
al modo in cui sarà condotto il lavoro, vi aiuterà
a perseguire il vostro successo.
| "La
prima cosa ovvia è che la soddisfazione del cliente
è critica in tutti gli aspetti della Qualità.
Tutti i guru e tutti gli approcci conducono all'orientamento
al cliente quale assoluta forza-guida."
- Carl G. Thor - |
Armand V. Feigenbaum
Nonostante non sia famoso come Deming, Juran e Crosby, Feigenbaum
ha esercitato un'ampia influenza sull'evoluzione del management
della qualità. Con la pubblicazione della sua opera "Total
quality control"(1983), ha fatto in modo che il perseguimento
della qualità non fosse esclusiva responsabilità di
un piccolo gruppo di tecnici specialisti ma responsabilità
reciproca di tutte le funzioni aziendali nella ricerca della soddisfazione
del cliente.
Secondo Feigenbaum, il Total Quality Control rappresenta un sistema
efficace per integrare lo sviluppo della qualità, la sua
manutenzione e gli sforzi per migliorarla da parte dei vari gruppi
di un'organizzazione, in modo da permettere al marketing, alla progettazione,
alla produzione ed al servizio i livelli più economici per
garantire la soddisfazione del cliente.
La filosofia che sottende questo pensiero fa perno sull'idea che
"la qualità viene determinata dal cliente: non dalla
progettazione né dal marketing né dal general management".
La qualità è basata sulla esperienza effettiva del
cliente con il prodotto o il servizio, misurata rispetto alle sue
necessità, più o meno dichiarate, conscie o semplicemente
percepite, tecnicamente operative o interamente soggettive, che
rappresentano in ogni momento un target mobile in un mercato competitivo.
Secondo Feigenbaum "la qualità del prodotto e del servizio
può essere così definita: tutte le composite caratteristiche
di marketing, progettazione, manifattura e manutenzione relative
al prodotto e al servizio, attraverso le quali il prodotto ed il
servizio in oggetto soddisferanno le attese del consumatore".
Curiosamente, Ishikawa ha da ridire su questo punto e considera
che l'approccio al TQM ponga ancora troppa enfasi sul tradizionale
reparto di controllo della qualità. Temendo che la qualità
divenga compito di nessuno qualora venga considerata compito di
tutti (Ishikawa,1985), Feigenbaum sostiene che il TQM debba essere
sostenuto e servito da una funzione di management ben organizzata
la cui unica area di specializzazione sia la "qualità
del prodotto". Ishikawa nota che la tipica professionalità
di stampo occidentale di Feigenbaum lo ha portato a sostenere che
il TQM sia condotto essenzialmente dagli specialisti della qualità.
Mentre l'approccio giapponese differisce dal concetto originale
di Feigenbaum: "sin dal 1949 abbiamo insistito sul fatto di
rendere partecipi tutte le divisioni e tutti i dipendenti nello
studio e nella promozione del QC. Il nostro movimento non è
mai stato dominio esclusivo degli specialisti del QC." Per
differenziare l'approccio giapponese da quello di Feigenbaum, Ishikawa
spiega che presso le aziende nipponiche è di moda la definizione
"Controllo di qualità esteso all'intera impresa".
Masaaki Imai
Imai, autore del famoso libro "Kaizen la chiave del successo
giapponese (1986)", è relativamente nuovo come membro
del gruppo dei luminari della qualità. Egli crede che il
concentrarsi su argomenti come qualità e produttività
favorisca soluzioni frammentarie ed ignori il filo che lega tutto
insieme: il Kaizen, la filosofia del miglioramento continuo. Cercando
di capire il miracolo economico giapponese successivo alla Seconda
Guerra Mondiale, Imai afferma che gli occidentali si sono soffermati
a studiare fattori quali il controllo della qualità totale,
i circoli di qualità, i sistemi di suggerimento, i sistemi
di inventario just in time, l'automazione, e le procedure uniche
di management (compresi occupazione a vita e stipendi basati sull'anzianità
di servizio).
Però, secondo lui, questi sistemi non hanno saputo cogliere
la semplice verità che sta alla base del successo giapponese.
"La diffusione del TQC in Giappone risiede nel fatto che tali
concetti hanno aiutato le imprese giapponesi a generare un modo
di pensare orientato al processo e a sviluppare strategie che assicurano
il miglioramento continuo attraverso il coinvolgimento delle persone
a tutti i livelli della gerarchia organizzativa. Il messaggio della
strategia KAIZEN è che non debba trascorrere neanche un giorno
senza che un qualche tipo di miglioramento venga apportato da qualche
parte all'interno dell'azienda.
La convinzione che debba esserci un miglioramento continuo è
profondamente radicata".
Imai ritiene che la sfida all'Occidente consista nel cambiare "la
filosofia orientata all'innovazione ed ai risultati" con un
modo di pensare che sia anche orientato al processo: "il KAIZEN
genera un modo di pensare orientato al processo, dal momento che
i processi devono essere migliorati ancor prima che si ottengano
risultati migliori".
In altre parole, il processo è considerato
tanto importante quanto gli obiettivi che si intendono perseguire.
E si è convinti che il miglioramento, di per
sé, rappresenta la strada più sicura per rafforzare
la competitività complessiva di una azienda. La creazione
di una atmosfera collaborativa e di una cultura comune sono state
parti inseparabili dei programmi di KAIZEN.
Ma un tale successo ha bisogno dei seguenti presupposti:
Sforzi
costanti per migliorare le relazioni industriali
Particolare
attenzione all'addestramento e alla educazione
Sviluppare
leadership informale tra i dipendenti
Formazione
di attività di miglioramento dei piccoli gruppi
Sostegno
e riconoscimento degli sforzi compiuti dai dipendenti in favore
del KAIZEN
Sforzi
consapevoli tesi a rendere il luogo di lavoro un posto in cui le
persone possano perseguire obiettivi di vita
Incoraggiamento
della vita sociale nell'ambiente di lavoro.
Addestramento
dei supervisori in modo che possano più facilmente comunicare
ed avere rapporti coi dipendenti
Disciplina
(in termini di procedure da seguire) nell'ambiente di lavoro.
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