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LE QUATTRO FASI DELL'OUTSOURCING: analisi,
implementazione, gestione, insourcing
Analisi
La fase di analisi è la più delicata,
ed errori in questa parte del progetto richiedono notevoli sforzi
per rimettere poi il processo sulla giusta carreggiata. Per questo
motivo è anche la più complessa.
L'outsourcing può nascere essenzialmente da due diverse situazioni:
la constatazione da parte dell'imprenditore o del manager di avere
un'azienda (o solo una parte di essa) eccessivamente appesantita,
e quindi poco flessibile, troppo costosa o scarsamente produttiva;
oppure si può presentare in alternativa un'opportunità
legata a pensionamenti, alla richiesta di nuovi servizi da parte
del cliente, o ancora può essere generata da una necessità
contingente dovuta alla mancanza di competenze specifiche in una
particolare area.
Nel primo caso si tratta di una decisione strategica, presa essenzialmente
“a priori”, e quindi l'analisi deve spingersi piuttosto
in profondità ed estendersi a tutta l'azienda, affrontando
tutti i passaggi evidenziati nel diagramma.
Nel caso di un'opportunità presentatasi, oppure di una necessità
contingente, al contrario l'analisi è più semplice
(poiché sono già note le attività da dare in
outsourcing) e si può quindi affrontare subito la definizione
degli obiettivi del processo (a patto che il processo sia ben chiaro
in ogni aspetto, altrimenti bisogna comunque passare per la fase
di re-engineering).
1. Valutazione
dei processi interni. Si fa in questa fase una fotografia della
propria organizzazione, ridisegnando la struttura, se non è
già stato fatto, in base ai processi, e non più in
base alle funzioni. Ciò perché l'attività che
sarà data in outsourcing dovrà essere un processo
completo, all'interno del quale sono definiti chiaramente sia gli
obiettivi da raggiungere, che le responsabilità dell'esecuzione
del processo stesso.
2. Identificazione criteri
e selezione processi per l'outsourcing. La tendenza generale è
di tenere in casa processi considerati “strategici”,
e di affidare ad altri tutto il resto. Questo approccio non tiene
conto però della disponibilità sul mercato di soggetti
che possano svolgere quel servizio, indipendetemente dalla sua strategicità
per il cliente. E' chiaro che è più facile affidare
in outsourcing le attività di marketing, se ci sono molti
fornitori in grado di farlo (ciò di solito corrisponde a
livelli qualitativi superiori, a causa della forte concorrenza),
mentre se esiste una sola azienda che svolge quel servizio aumentano
i rischi di fallimento del progetto. Identificare a priori i criteri
di selezione del processo da esternalizzare è il modo migliore
per impostare correttamente il progetto.
3. Re-engineering. Nel
caso il risultato dei due passi precedenti sia negativo, bisogna
procedere ad un ridisegno della propria struttura, in modo da riuscire
ad arrivare ad identificare il processo corretto. La mancata identificazione
di un processo esternalizzabile spesso è indice di una struttura
burocratica e scarsamente flessibile, due fattori che riducono di
molto la competitività dell'azienda sul mercato.
4. Assessment potenzialità.
Una volta identificati i processi che possono essere dati in outsourcing,
bisogna fare un'ulteriore analisi, anche se molto grossolana in
questa fase a causa degli elementi ancora scarsi in nostro possesso,
per capire dove conviene dedicare tempo e risorse. I processi vanno
quindi messi in fila, e vanno quantificati i vantaggi, economici,
organizzativi, di servizio al cliente finale, derivanti dall'esternalizzazione
di ciascuno. A questo punto sarà chiaro qual'è, o
quali sono, i processi per i quali possiamo utilizzare dei soggetti
esterni.
5. Ricerca di mercato
ed identificazione processo. Per completare il quadro ed identificare
definitivamente il processo oggetto del nostro progetto, dobbiamo
ora confrontarci con il mercato e fare una veloce ed informale ricerca
per trovare le aziende in grado di partecipare alla “Richiesta
di proposta”. L'ufficio acquisti ci fornirà quindi
una rosa di nomi, tra i quali scegliere, sulla base di criteri specifici,
quelli da coinvolgere ufficialmente nel progetto.
6. Definizione obiettivi
del processo. Ecco la vera chiave di successo di un progetto di
outsourcing: avere ben chiaro in mente cosa vogliamo ottenere da
un outsourcer. Se gli obiettivi sono chiari, potranno (e dovranno)
essere condivisi con l'outsourcer, far parte del contratto, ed essere
tenuti sotto costante controllo, garantendo così il raggiungimento
dei risultati. La maggior parte dei fallimenti nei progetti di outsourcing
sono proprio legati alla mancata definizione, o all''nadeguatezza
degli obiettivi attesi.
7. Bozza Service Level
Agreement per identificare l'outsourcer. Il Service Level Agreement
(l'accordo sul servizio che dovrà essere fornito dall'outsourcer)
è la base per la “Richiesta di Proposta”. In
effetti un progetto di outsourcing ha bisogno dell'input dell'outsourcer,
ed il servizio non può essere disegnato a tavolino dal cliente
(a meno di non voler perdere il contributo che può portare
uno specialista ai fini dell'ottimizzazione del processo, e quindi
della riduzione dei costi). La Richiesta di Proposta verrà
quindi inviata ai potenziali outsourcer, che la elaboreranno e faranno
la loro offerta. Attenzione in questa fase a giocare a carte scoperte!
Il fornitore deve sapere che dovrà dedicare risorse (in che
misura sarà lui a deciderlo) ad un progetto che potrebbe
non andare in porto.
8. Valutazione proposte
ed identificazione di massima outsourcer. E' il momento di valutare
i progetti, e di vedere come questi si sposano con le nostre esigenze
economiche, organizzative e di servizio al cliente. Ricordiamoci
sempre di confrontare queste proposte con la soluzione interna.
L'outsourcing deve essere una scelta razionale, non un “lavarsene
le mani”.
9. Negoziazione ed accordo
di principio. E' l'ultimo passaggio della fase di analisi. Sono
noti, con una buona accuratezza il processo con molti dettagli (non
ancora tutti) e l'outsourcer. Una negoziazione, o meglio un confronto,
è sempre necessaria poiché potrebbero venire ulteriori
riduzioni di costi o modifiche al processo cui non si pensava. Stravolgimenti
in questa fase non ci dovrebbero comunque essere, altrimenti è
opportuno coinvolgere nuovamente gli altri fornitori precedentemente
esclusi, per correttezza oltre che per avere una valutazione veramente
appropriata. La fase di negoziazione è in ogni caso una fase
delicata: non è conveniente “spremere” il fornitore
a tutti i costi, dato che abbiamo già comparato la sua offerta
con quelle di altri fornitori e con i nostri costi interni. Dobbiamo
piuttosto focalizzarci sui dettagli del processo, e lavorare su
questi per ottimizzare i costi di entrambi.
Implementazione
Questa è la vera fase operativa, dove cliente ed outsourcer
lavorano insieme per tirar fuori il miglior processo possibile (che
è quello che soddisfa tutte le nostre esigenze al costo più
basso).
1. Definizione del team
misto cliente – outsourcer. Da questo punto in poi cliente
ed outsourcer dovranno procedere a braccetto, anche se nel rispetto
dei ruoli. Per ottenere il miglior risultato possibile, è
infatti importanti che tutti gli aspetti siano chiariti e condivisi.
Persone del cliente e dell'outsourcer (stiamo parlando a questo
punto di figure operative, che saranno quelle che dovranno gestire
il processo ciascuno sul suo fronte) devono costituire un team,
che dovrà avere degli obiettivi ben precisi.
2. Re-engineering processo
in outsourcing. L'obiettivo principe di questo team è fare
gli aggiustamenti al processo, tenendo conto che ora si lavora in
outsourcing. Sino a questo momento infatti il processo è
stato disegnato dal cliente da solo, aggiustato parzialmente dall'outsourcer
(sempre in solitudine), ma ora bisogna mettere insieme le esperienze
ed entrare nei dettagli operativi. Il processo va spezzato quindi
in sottoprocessi, ed ognuno di essi deve avere un responsabile ben
preciso, che garantirà il corretto funzionamento della parte
sotto il suo controllo.
3. Definizione strumenti
di controllo ed indici. Gli obiettivi del processo sono stati già
definiti nella fase di analisi, e presentati nella Richiesta di
Proposta all'outsourcer. Vanno ora fissati gli strumenti per controllare
l'effettivo raggiungimento degli obiettivi, e gli indici in base
ai quali verrà misurata la performance dell'outsourcer. Ricordiamo
che il progetto è partito con dei presupposti che devono
essere verificati (ad esempio l'effettivo livello di servizio).
Lo spirito però deve essere quello di avere successo, e quindi
monitorare costantemente l'andamento per aggiustare la rotta, non
distruggere ciecamente, perché quasi sempre il fallimento
dell'outsourcer è anche un nostro fallimento.
4. Formalizzazione contratto
e start up. Finalmente il contratto, che ricalcherà tuttavia,
almeno nelle sue parti essenziali, il Service Level Agreement presentato
nella Richiesta di Proposta. Si può partire, trasferendo
quindi le attività svolte sinora internamente (o le nuove
attività) all'outsourcer. Il contratto dovrà essere
studiato con cura, riportare delle penali, e soprattutto prevedere
il termine del rapporto e le sue modalità. Il prezzo pattuito
inoltre dovrà rigorosamente essere legato al raggiungimento
degli obiettivi, e prevedere eventualmente dei premi.
Gestione
Nonostante abbiamo dedicato ampio spazio all'analisi
ed all'implementazione, la fase di gestione del contratto, pur essendo
concettualmente più semplice, è tuttavia molto delicata.
Un progetto di outsourcing genera spesso tensioni legate alla preoccupazione
di perdere il posto di lavoro, o semplicemente a scetticismo sulle
scelte effettuate. Il coinvolgimento di tutte le persone, rappresentanti
di tutti i livelli gerarchici, sin dalle fase iniziali è
una condizione irrinunciabile perché poi ciascuno contribuisca
effettivamente al successo del progetto, e riduca la gestione ad
un fatto ordinario.
1. Monitoraggio. Abbiamo
già messo in evidenza l'importanza degli obiettivi. All'interno
delle due aziende dovranno essere definiti un responsabile del processo
(un process owner) per ciascuno, con il compito specifico, tra gli
altri, di tenere sotto controllo l'andamento del contratto. Il process
owner emetterà quindi rapporti periodici, nel quale evidenzierà
attraverso degli indici lo scostamento rispetto ai risultati attesi,
e le eventuali azioni correttive intraprese. Il process owner dell'azienda
cliente riceverà questi rapporti, si interfaccerà
con l'outsourcer ed informerà l'azienda sull'andamento del
contratto.
2. Miglioramento continuo.
E' indiscutibile che il rapporto che si stabilisce tra cliente ed
outsourcer è un rapporto di partnership, nel quale entrambi
sono ugualmente interessati ad avere successo ed a migliorarsi in
continuazione. Definire con attenzione degli obiettivi ha un senso
solo se siamo pronti a cambiare questi obiettivi una volta che questi
sono stati raggiunti. Deve essere sempre presente in azienda, e
la cosa vale ovviamente anche per l'outsourcer, una tensione positiva
che spinga tutti verso l'eccellenza. Il raggiungimento degli obiettivi
a metà anno ad esempio avrebbe un effetto distruttivo sul
nostro processo, facendo addormentare le persone.
3. Re-engineering processo
ed aggiustamento indici. Come risultato del miglioramento continuo
impostato nel rapporto tra cliente ed outsourcer, ci sarà
perciò una revisione periodica del processo alla ricerca
del processo ideale, al quale tenderemo, ma che non potremo mai
dire di aver raggiunto, e quindi alla revisione dei parametri di
controllo e degli indici di quel processo.
INSOURCING
Infine l'insourcing, espressione utilizzata per
definire il rientro dell'attività esternalizzata nei ranghi
dell'azienda.
1. Insourcing.
Periodicamente (e non necessariamente allo scadere del contratto,
che prevederà comunque una rescissione unilaterale anticipata)
il cliente deve rivalutare l'opportunità di tenere quel servizio
all'esterno, di portarlo in casa (magari perché ora ha risorse
disponibili che prima non c'erano), o di darlo a qualcun altro che
ha tecnologie cui l'attuale outsourcer non è in grado di
accedere. Anche in questo caso il comportamento etico e trasparente
ci permetterà di gestire conflitti che potrebbero generarsi.
Una buona regola è di dare all'attuale outsourcer, dato che
ci ha seguito sinora, l'opportunità di adeguarsi, e magari
dargli anche una preferenza a parità di condizioni. Ma sia
il cliente che l'outsourcer devono essere consapevoli che si tratta
di un rapporto a termine, almeno per quel processo specifico. Si
tenderà poi, se comunque c'era soddisfazione, a continuare
il rapporto in altre aree, ma ciò non deve condizionare la
valutazione della convenienza di quel dato processo.
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